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07 novembre IL SIGNOR CANCRO NON E’ POI COSI’ BRUTTO:C'E' DI PEGGIO..
IL SIGNOR CANCRO NON E’ POI COSI' BRUTTO... C'E' DI PEGGIO! Purtroppo non si deve combattere "solo il male", che è già molto: “La malattia non è una tonsillite, è cancro”. Tra un ciclo e l’altro di infernale terapia, quando sembra che si sta meglio, si cerca di tornare alla vita “normale”. Così torno a lavorare ed è lì che ho l’ennesima pugnalata: ti considerano già morta!
“Sono viva!!” vorrei urlare. Mentre mi sento dire, con tono fraterno e un braccio sulla spalla, da chi ti è “capo” (racconto solo questo episodio tra i tanti): “Ti capisco, so che hai una vita breve davanti a te, ma…l’azienda deve andare avanti”. Come vorrei essere forte, girarmi verso quell’essere (perché non è una persona!!!) e dargli una ginocchiata in mezzo alle gambe, da farlo piegare in due: oh se fossi quella di prima!! Invece, mi viene un nodo alla gola, che mi impedisce di parlare. Alzo la testa con gli occhi colmi di disperazione e lacrime e… in quel preciso istante mi rendo conto che sono rovinata!!! Si accorge della mia debolezza, capisce che da lì in poi potrà schiacciarmi come una piccola formica, potrà“farmi fuori”..
L’unica reazione che le forze fisiche mi permettono di avere, è di prendere quella “mano di un Giuda”, così da spostare lo schifoso braccio che ho sulle spalle, andare in bagno nauseata e lavarmi. Lavarmi le mani per eliminare i residui di quel contatto avuto. Ho paura di essere infettata da tanta cattiveria ed egoismo. Cattiveria allo stato puro, un odio che non credevo fino allora, mi sarebbe stato riversato addosso. Capisco che d'ora in poi non devo combattere “solo” il cancro ma anche il mobbing, quello più feroce, sfrenato, implacabile, vergognoso.
Due soggetti terrificanti singolarmente, uniti formano quella che chiamo “un’associazione a delinquere” come quei finti passeggeri, su quegli aerei dell'11 settembre che in realtà erano degli assassini.
Non ne capisco subito il motivo: “perché?” mi chiedo? Forse perché ogni giorno gli ricordo chi sono io e chi loro? La risposta arriva da sola: “sono un ricatto vivente per loro. Uno scomodo “memento mori”, sono la cattiva coscienza che agita i sonni, sono un ammonimento inquietante per un’umanità convinta di aver conquistato l’immortalità, mangiando crusca, lavandosi i denti tre volte al giorno, facendosi il check-up una volta l’anno, infilandosi magari due prevesevativi… Poi arrivo io, mi incontrano nei corridoi, mi vedono… il loro cuore accelera e anche la loro andatura aumenta, ma la mia immagine gli resta nel cervello, imprigionata come una vespa in un bicchiere capovolto: “eppure sembra normale” si dicono ma zzzz…zzzz… ”e se capitasse a me, cosa farei?” …zzzz…zzzz… "come si può vivere con quella spada di Damocle sulla testa?" …zzzz…zzzz… "io non ci riuscirei mai" …zzzz…zzzz… Ecco la verità! Meglio farle fuori certe figure scomode, meglio non pensare, meglio far finta che certe cose non esistano o capitino solo agli altri. “La nostra società rifiuta di considerare come persone che vivono, coloro i quali abbiano altre difficoltà permanenti”. La cosa che mi chiedo è: “perché mentre gli altri, le persone normali contano i chili di troppo, io devo contare i giorni che mi restano da vivere?”. Perché dolente o nolente, te lo chiedi!!! Magari non lo fai di giorno, dato che riesci a tenere la mente occupata, ma la notte no!!! (e non è la canzone di Arbore!) La notte la mente va…va e pensa, tira fuori tutto quello che c’è nel cuore…la notte è terribile…
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