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Il mio Moleskine virtuale

CANCRO E MOBBING: l'esperienza, la rabbia e la ribellione di chi li combatte. L' SOS di chi vuole essere l'ultima vittima

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BENVENUTI

CIAO SIREM

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Maria Venerewrote:
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6 days ago
Maria Venerewrote:
 

 

 

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Desiderata.
Procedi con calma tra il frastuono e la fretta,
e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
Per quanto puoi,senza cedimenti,mantieniti in buoni raporti con tutti.Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri:pur se noiosi e incolti,hanno anch'essi una loro storia.Evita le persone volgari e prepotenti:costituiscono un tormento per lo spirito.
Se insisti nel confrontarti con altri rischi di diventare borioso e amaro,perchè sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.
Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti.Mantieni interesse per la tua professione,per quanto umile:essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo.Usa prudenza nei tuoi affari,perchè il mondo è pieno d'inganno.Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù:molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita e piena di eroismo.Sii te stesso.Sopratutto non fingere negli affetti.Non ostentare cinismo verso l'amore,perchè,pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità,esso resta perenne come il sempreverde.Accetta docile la saggezza dell'età,lasciando con serenità le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d'animo,per difenderti nelle calamità improvvise.Ma non tormentarti con delle fantasie:molte paure nascono da stanchezza e solitudine.Al di là d'una sana disciplina,sii tollerante con te stesso.Tu sei figlio dell'universo non meno degli alberi e delle stelle,ed hai pieno diritto d'esistere.E,convinto o non convinto che tu ne sia,non v'è dubbio che l'universo si stia evolvendo a dovere.Perciò stà in pace con DIO,qualunque sia il concetto che hai di lui.E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni,nella chiassosa confusione dell'esistenza,mantieniti in pace col tuo spirito.Nonostante i suoi inganni,travagli e sogni infranti,questo è pur sempre un mondo meraviglioso.Sii prudente.Sforzati d'essere felice.
 
 
Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora
nell'antica chiesa di San Paolo

                                  

 

 

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June 27
Maria Venerewrote:
by Maria Antonietta for group marieddafurriafurria
 
 
Buonanotte...
a chi sta già dormendo e
sognando qualcosa di bello...
Buonanotte...
a chi non riesce a prendere sonno
 per colpa di qualche problema.
Buonanotte a
chi non ha un letto per dormire...
che la notte porti loro dolci sogni di speranza...
Buonanotte a tutti bimbi del mondo... 

Buonanotte a
 chi è felice e non vede l'ora di alzarsi domattina
 per vivere un nuovo, intenso giorno...
Buonanotte a
 chi è triste e vorrebbe
che questa notte non finisse mai...
Buonanotte
agli angeli del cielo,
che mi proteggono sempre...
 e a quelli sulla terra che mi sostengono
con l'affetto quotidiano...
Buonanotte alla mia persona speciale
che non sempre capisco...
Buonanotte
alla mia mamma,
 chissà se si dorme lassù...
Buonanotte a me,
 a chi mi è caro.
Buonanotte a... te...

in una notte buia

 sei una stella che brilla.

In giorno di tempesta

sei il raggio di sole che spunta.

Sei il soffio d vento,

 il centro dell'universo,

 la luna,

 le stelle che brillano nell'immenso.

 Sei il cuore della terra,

 il buio della notte,

 l'alba del mattino.

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 Buonanotte a me,

 a chi mi è caro.
Buonanotte a... te...
 

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.
June 25
Maria Venerewrote:
E piango se non lo ricevo indietro!
Certificato dellabbraccio!
Mandalo a tutte le persone che meritano un abbraccio!!
buona notte...kiss....
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Un piccolo premio per te...
"Grazie di esistere!"
Aiutami a far conoscere un sorriso
e l'umanità che sà valere
condividilo con chi vuoi, l'importante è
che sia sempre un buon amico/a come te!
June 16
. .wrote:
un sorriso..é strano come basta pensare a un bel momento ed eccolo,indipendentemente da come ci sentiamo..,che prende vita sul nostro viso.ciao sirem
June 6
IL MO MOLESKINE
November 16

PERCHE' RACCONTO LA MIA ESPERIENZA

 

 

LA  MUSICA CHE MI VA DI SENTIRE ORA...

 

 

  
 
@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@
 
 
 

 

 

 

Quello che sta succedendo oggi a me, potrebbe succedere a te domani.

Il mio desiderio è di:

essere l'ultima vittima!!

"La vittima che tace è complice

dei suoi persecutori,

il suo "silenzio"

è il primo avvallo

di ulteriori violenze".

Spero che questo squarcio di vita possa essere d'aiuto a qualcuno. 

 Lotto perchè in futuro,

nessuno possa permettersi

di far sentire morta una persona  

prima ancora che lo sia.

La mia speranza è che questo:

“SOS”

arrivi a qualcuno che abbia

l'autorità di intervenire.

In quel momento,

nomi e persone

diventeranno reali e i fatti documentati 

 Il mio appello è quello di aiutarmi

a coinvolgere più persone possibile.

Forse tu non hai potere o autorità per fare nulla,

ma prova a inviarlo i tuoi amici:

chissà che non arrivi alla persona giusta?

A qualcuno che è in grado di  fare qualcosa o che sia interessato a portare avanti  

questa lotta.

Non so per quanto tempo ancora sarò in grado di sostenerla

da sola, ammesso che ci sarò! 

   

 

PPC ROI
  Una cara amica e collega
anche lei vittima del mobbing, 
non riuscendo più a resistere
alle "torture" inflitte al lavoro
da quelli che sono a tutti gli effetti i suoi assassini,
 
in preda ad una profonda disperazione,
ha deciso di lasciare questo marcio mondo.
 
Gli ASSASSINI 
sono quelli che l'hanno uccisa dentro:
 il sangue della sua morte atroce
ricadrà sulle loro teste,
dovranno renderne conto a Dio.
 
 
 
 
PPC ROI

November 11

.

Avevo lasciato questo spazio vuoto

in attesa che il blog raggiungesse il suo scopo.

Purtroppo questo non è avvenuto.

La Cassazione ha espresso il suo parere

(non per il mio caso, ma non fa differenza)

dicendo che:

IL MOBBING NON E' UN REATO PENALE, MA CIVILE.

I processi civili possono durare

decine e decine di anni,

quindi tutto è stato inutile.

Anzi quello che ho fatto:

denunciare e urlare le ingiustizie

non ha fatto altro che

portarmi ancora più ingiustizie da subire.

La situzione è andata solo peggiorando.

Di positivo posso dire che

ho ricevuto tanta solidarietà,

ma tutta da persone che come me

 non possono fare nulla,

non posso risolvere nulla.

Ho avuto la speranza

di poter essere d'aiuto a qualcuno.

Speranza andata perduta.

Mi dispiace,

ho provato,

ma sono stata un fallimento.

Spero solo che

nessuno abbia sperato, come me,

 in una qualsiasi vittoria,

avrei deluso involontariamente anche lui/lei.

Ho fatto e scritto questo blog

con sincerità, mettendoci l'anima,

questo lo posso dire con tranquillità.

Ora...non so che dire,

ora provo ancora a sopravvivere.

La giustizia non c'è,

è brutto ammetterlo, ma è così.

La Cassazione non mi porterà via però

tutti voi amici virtuali: questo no.

Ancora l'ingiustizia, nella sua potenza

 non può fare questo.

Sirem 

 

November 08

IL MIO 11 SETTEMBRE

 

 IL MIO 11 SETTEMBRE

 

Siamo nel 2002:

tutti quel giorno ricordano l'attentato di New York

 dell'anno precedente.

A me sembra di vivere l'attentato stesso.

 Penso a quei maledetti aerei,

ai passeggeri che erano a bordo.

Chissà chi era seduto accanto agli attentatori? 

 Uno di loro forse era quel bel giovane, educato,

 con cui hanno scambiato qualche parola prima del decollo,

non sospettando minimamente  che in realtà fosse

un mostro, un assassino integralista.

No, non sono in volo,

sto camminando per strada.

E' una bella giornata settembrina,

c'è un fresco vento di tramontana,

il cielo è così azzurro

che all'orizzonte si confonde con il mare.

 Incontro un signore distinto,

non lo conosco.

 Mi ferma e si presenta:

"Piacere signor Cancro" sento dire. 

Non riesco nemmeno a pronunciare il mio nome,

 la voce mi muore in gola. 

 Un brivido gelido e paralizzate,

mi percorre il corpo,

cerco di ritrarre la mano

da quella stretta vigorosa:

 non ci riesco. 

E' una stretta forte come una morsa d'acciaio.

Non molla la mia mano,

non la mollerà mai più.

Tre giorni dopo,

sarei dovuta tornare 

a fare quello che era "il mio lavoro".

Un posto importante, l'apice della mia carriera.

Non potevo più tornarci,

non potevo più fare quel lavoro così bello,

ma così impegnativo:

AVEVO UN CANCRO.
 

 

November 07

IL DOVERE MI CHIAMA

 

  IL DOVERE MI CHIAMA

 

 

 

 

Nel 1998 lascio “il mio lavoro”

 (allora credevo temporaneamente),

 per accudire mio padre gravemente malato.

Sono figlia unica,

 mia madre operata tre volte di cancro

non è in grado di farlo,

tocca a me: è mio dovere.

Vado così a vivere in un paesino di campagna,

dove i miei genitori si erano trasferiti.

Accetto anche di svolgere un nuovo lavoro, 

 totalmente diverso dal precedente.

"Conoscerò nuove persone,

farò nuove amicizie",

-dico a me stessa-

 cercando di vedere sempre

il lato positivo in tutto.

Invece l'ambiente di lavoro

mi è ostile da subito:

è un circolo chiuso,

non accettano estranei.

L’INCONTRO

 
 L’INCONTRO
 
 

Il tempo passa,

dal 1998 siamo nel 2001.

 Sono distrutta

dopo anni senza riposare bene,

nè vedere nessuno,

tranne:

casa, lavoro, ospedali, malati

e persone tristi.

Decido per distrarmi di iscrivermi ad una scuola di ballo.

Lì la mia mente è concentrata nell'apprendere i nuovi passi

di danza, sono contenta:

 ho trovato il rimedio giusto per svagarmi.

Quelle due ore settimanali,

col senno del poi, posso affermare che

si sono rivelate la mia salvezza

per evitare di cadere in

un esaurimento nervoso.

Nasce anche una simpatia con il ballerino

a me assegnatomi.

 All'inizio essendo lui più giovane

di nove anni,

"non lo vedo" neanche.

 Lui invece inizia a corteggiarmi con insistenza,

 nonostante i miei impegni

mi permettano di incontrarlo

solo una volta la settimana: a scuola.


 

IL VERDETTO E LA SOPRAVVIVENZA

 
 
IL VERDETTO E LA SOPRAVVIVENZA

 

Pochi giorni prima del Natale 2001,

mio padre ci saluta per sempre.
 

 
 
 
Poco dopo avverto una
“strana stanchezza”,
qualcosa che non so descrivere bene.
Era il mio nuovo “coinquilino”.
 
“CANCRO” è il verdetto dei medici.
 
Appresa la notizia,
la prima cosa che penso,
 con mia gran meraviglia e spavento
non è:“morirò” ma:
“è finita la mia storia con Paolo”
 (nome  di fantasia) il mio ballerino.
 
Nel frattempo avevamo avuto il modo di frequentarci,
ma non credevo fosse diventato così importante per me,
 o forse non volevo crederlo per paura:
avevo già un divorzio alle spalle,
anche se senza figli.

 

 

DOVERI SEMPRE DOVERI: MA A ME CHI PENSA?

 
 
 DOVERI SEMPRE DOVERI:
MA A ME CHI PENSA?

 


“Operare subito, con urgenza”,

questo dicono i medici

 
ho appena compiuto 40 anni,
(secondo loro: sono giovane),
le cellule, quelle che sono come
“gli esattori delle tasse”,
 si riproducono in fretta.
“Non posso” dico,
 
“devo pensare a mia madre”,
 
sono a 500 km di distanza da casa,
 
“come faccio a dire ad una persona malata
 
che dipende da me in tutto,
 
anche economicamente e,
 
che le è da poco morto il marito
 
che potrebbe perdere anche
 
l’unica figlia che ha?”
 
 
Mi metto in viaggio verso casa,
 da sola
con quel verdetto pesante
che mi piega le spalle e le lacrime di rabbia
che non smettono mai di scendere
per tutto il viaggio.

 

 

SPERANZA, SOFFERENZA E…SOLITUDINE

 
 SPERANZA, SOFFERENZA E…SOLITUDINE

 

Il medico che mi segue

 vuole farmi sottoporre agli stessi esami,

 in un'altra città,

dove c’è un centro specializzato

 per questo tipo di tumore.

 

Il guaio è che non sono in grado

dopo aver ricevuto la notizia e

aver fatto un lungo viaggio,

 di rimettermi in auto da sola,

 per raggiungere questo centro

a centinaia di km,

 facendo andata-ritorno in giornata.

 

Chiedo a Paolo se può accompagnarmi.

 

Il Professore, finiti i nuovi controlli,

conferma il verdetto

 e aggiunge l’urgenza dell’intervento:

 ogni giorno che passa

il rischio per me è vitale.

 

 

 

ORGANIZZO LA “MIA ULTIMA SETTIMANA"

 

  ORGANIZZO LA “MIA ULTIMA SETTIMANA”


 

Tornata a casa

scrivo per una settimana intera:

è pazzesco

quante cose si hanno in sospeso,

 quando scopri che nell’arco di pochi giorni,

potresti non esserci più.

 

Ci sono istruzioni su tutto da lasciare:

dalla banca, al codice della cassaforte,

 da dove tieni certi oggetti, alle cose rinviate,

 quelle della serie:

“la faccio poi tanto c’è tempo...”.

 

Cosa ancora più importante,

quello che non hai detto alle persone care:

"quanto gli vuoi bene...",

 "quanto sono importanti per te...",

 "quanto ti mancheranno...",

 "come sei stata bene quel giorno che…"

ecc...

 

Sono una che non nasconde ciò

 che prova,

lo dice sempre,

perchè è bello dirlo,

eppure in un momento così,

ti rendi conto che

non hai mai detto abbastanza.

 

Predispongo tutto,

faccio testamento,

 scrivo ad amici e amiche,

poi raccolgo

tutte le buste contenenti le lettere,

 le metto in un “megabustone”,

da consegnare al medico prima

dell’intervento, con l'accordo

di restituirmelo al mio risveglio,

altrimenti

di aprirlo e seguire le istruzioni.

 

Me l’ha restituito!!!

 

LA "FINTA VACANZA"

 
“LA FINTA VACANZA”

A mia madre non dico la verità,
ma solo che ho
un piccolo nodulo da togliere e
 che ho deciso di farmi operare
nella città dove,
 come famiglia siamo vissuti tanti anni.
 
 
Essendo ancora bel tempo lei,
 se vuole può venire con me,
 rivedere le sue amiche
e magari approfittare di prendere ancora
un po’ di sole nella riviera ligure.
 
Vorrei urlare,
piangere,
appoggiare la testa
su una spalla consolatrice,
invece
sorridente preparo le valige
davanti a mia madre,
 come se stessi partendo per una vacanza.
 
 
 

I TRUCCHI PER NON SEMBRARE MALATA

 
I TRUCCHI
PER NON SEMBRARE MALATA

 

 


Memore di come mia mamma,

 così bionda e chiara di pelle,

 era uscita ogni volta dalla sala operatoria

(sembrava un cadavere),

ho pensato di non farla assistere

allo stesso spettacolo,

di non farla stare male,

vedendomi in quelle condizioni.

 

Così prima della partenza

 vado in un centro estetico

e…vai con i solarium!!!,

in modo da essere abbronzantissima

e non avere poi, il pallore della malata.

 

Mi faccio fare il trucco semipermanente,

così da essere sempre in ordine.

 

Infine sapendo che con la radioterapia,

i capelli si diradano,

ma non si perdono completamente,

mi faccio applicare le extension

 per aumentarne il volume.

 

Dopo l’intervento,

se non fosse per i drenaggi

e gli “incerottamenti” vari,

 sembro appena tornata

da una vacanza ai Caraibi!

 

Che voglia di urlare che ho!

 Come vorrei piangere!

Che sollievo sarebbe

avere una spalla

su cui appoggiami e poter sfogare

tutto quello che ho dentro!

Non posso,

tutto questo non esiste, per me:

sorrido, un finto sorriso,

 come se mi avessero

paralizzato i muscoli facciali,

come quelle persone

che si sottopongono al botox

 e hanno tutte la stessa espressione.

 

LA NOTTE PRIMA DELLA "VACANZA"

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  ;

LA NOTTE PRIMA DELLA “VACANZA”

 

 

L’ultima notte prima della partenza

per l’intervento,

dormo a casa di Paolo.

 La mattina

gli lascio di nascosto una lettera:

 lo ringrazio per il periodo passato con me

 e gli dico che

se non se la sente di affrontare

questa brutta esperienza,

 basta non farsi più sentire.

 

Avrei capito,

non lo avrei giudicato.

 

Lo avverto

che se si fa sentire,

questo ha un significato:

 equivale alla decisione di stare con me,

di starmi vicino,

condividere tutto.

 

Sono molto esplicita

nell’avvertirlo che dopo,

 avrei avuto bisogno di certezze,

perché non avrei avuto più nulla di certo,

 a cominciare dalla vita.

 

Paolo non solo si fa sentire,

ma a mia insaputa

e con la complicità di un’amica,

si presenta in ospedale

e sta con me tutta la notte finché,

non mi dimettono.

 

 

IL GIORNO PIU BELLO DELLA MIA VITA

 
 
 

 IL GIORNO PIU’ BELLO

DELLA MIA VITA

 

 La sorpresa nel vederlo in ospedale

mi fa sentire felice come non mai,

 quello che ho provato in quel momento

 

ha fatto sì che un giorno qualsiasi,

 

di un sabato qualsiasi,

 

di un anno qualsiasi,

 

diventasse

 

il giorno più bello della mia vita.

 

 

 

 

  

Non so com'era il tempo quel giorno,

 ma per me

il cielo era azzurro

il sole splendeva

al massimo del suo fulgore.

 La notte

il cielo era stellato

e la luna…

sì, la luna era piena,

e sorrideva sorniona.

 

Ci guardava

anche quando

lui si è steso con me,

 in quel piccolo letto d’ospedale,

dove io a gran fatica

(piena di tubi e tubicini)

ero riuscita a fargli un po’ di spazio.

 

  

un primo risultato

 
 UN PRIMO RISULTATO
  

“""Intervento clinicamente perfetto,

reazione positiva, stato generale buono” ,

 deve essere una frase di routine,

la dicono quasi sempre i medici

poi, succede di tutto.

 

A me aggiungono subito

che dovrò sottopormi

a dei cicli di radioterapia.

“Saremo implacabili”, dicono,

“dosi da elefante…ma vinceremo noi,

 stai tranquilla cara, vinceremo!”.

 Dosi da elefante?

Implacabili?

 Grazie per la volontà di salvarmi,

 ma  sapete cosa significa?

Sapete cosa bisogna sopportare?

 

Perché ogni tanto

cari medici,

non vi stendete su questo letto

e non fate i pazienti?

Perché

la “pazienza di un paziente, finisce!!"

(mi scuso per la cacofonia).

Tutto ha un limite

e nel dolore,

la soglia di quel limite

arriva prima.

  

TORNO A CASA, LA MIA CASA: EVVIVA!!!


 

 

A mia madre

i medici stanno cercando

di dire la verità,

ma non è ancora pronta.

 

Non è possibile

che mi veda durante la terapia.

  

Quattordici giorni

dopo l’intervento,

 mi rimetto alla guida

e torno a casa.

  

 

Lei seduta al mio fianco

è abbastanza serena.

  

E’ un viaggio terribile!

 Sbaglio strada più volte,

  sono così tesa

che arrivata a destinazione

 ho una crisi di nervi.

 Un vicino di casa

deve staccarmi a forza

le mani dal volante 

per farmi scendere dall'auto.

  

Per giorni ho febbre

 e incubi infestati da incidenti stradali.

  

 

L' INIZIO DEL CALVARIO

 
L’INIZIO DEL CALVARIO
 

Passati 40 giorni dall’intervento,

devo tornare in ospedale

per la terapia.

 

Non so come fare a

affrontare un viaggio di 500 km:

sto male,

sono gonfia,

non tanto esternamente

quanto internamente. 

 

Gli organi interni,

infatti, mi comprimono

 la cassa toracica,

fatico anche a respirare.

 

In assenza di metabolismo cerebrale,

sono rallentata

nei movimenti e nei riflessi,

come posso arrivare in ospedale?

 

Chiedo nuovamente a Paolo

se può accompagnarmi,

così un sabato di novembre parto

 per il primo ciclo di radioterapia.



 
 

IL MESSAGGIO DEL MALE

 
IL MESSAGGIO DEL MALE
 

I cicli di terapia si susseguono,

ma le metastasi

tornano sempre.

 Questo è

“il messaggio del male che

 come un esattore delle tasse, è puntuale,

lì pronto e presente a ripetere le sue pretese,

dove i suoi pignoramenti colpiscono il corpo e l’anima…”. 

 

Penso che è la fine.

 

A maggio decido così di non fare

la preparazione per il ciclo successivo.

 

Non avei fatto la terapia:

“se è l’ultima estate,

la voglio vivere e trascorrere con Paolo,

 facendo finta che non sia successo nulla”.

 

Mi oppongo

a tutte le pressioni dei medici,

non sento ragioni,

sollevo chiunque

da qualsiasi responsabilità,

 

 “quella sarà la mia, la nostra estate”.

 


 

 

CROLLA IL CASTELLO DI SABBIA..LA MIA VITA PER UN UOMO

 

CROLLA IL CASTELLO DI SABBIA
 
 
Vedo Paolo strano,
penso che anche lui non sia d’accordo
con la mia decisione
di saltare la terapia,
ma non è così.
 
Mi dice che da un po’ di tempo
si sente con la sua ex. 
 
E’ cinque anni che non la vede,
dopo che si erano lasciati
e lei era tornata nel suo Paese
 (è una ragazza dell’est).
 
Ha saputo che verrà in vacanza,
che ha deciso di incontrarla,
che non sa che effetto gli farà,
che non capisce perché sta pensando a lei.
 Tanti  “che”…
per dirmi che...
 mi lasciava,
che non se la sentiva di stare con me,
 di impegnare i suoi sentimenti
con una persona dal futuro incerto, 
per poi soffrire
se mi fosse successo qualcosa,
 che sarebbe stata una perdita di tempo,
 che si vive una volta sola,
che…
il resto non lo ricordo.
 
 
Non so descrivere quello che ho provato,
 non credo ci riuscirò mai:
 
avevo messo a repentaglio
la mia vita per lui.
 
Mi ero messa contro il volere di tutti
lui lo sapeva,
ma se ne andava,
 dopo avermi illuso
che mi sarebbe stato vicino,
 cosa nella  quale, sbagliando,
mi ero adagiata.
 
Perché non farlo 
quando ero pronta ad accettarlo? 
 
Quando lo avevo messo in conto? 
 
 Quando glielo avevo chiesto
al momento dell’intervento? 
 
 
 

LA MIA “VITA” O MEGLIO "IL MIO LASCIARMI VIVERE"

 
 
“IL MIO LASCIARMI VIVERE”
 

 

Con due volte la morte dentro,

 inizio la preparazione

per la terapia. 

 

Da quel momento

le visite, le terapie, i controlli, ecc...

non si contano. 

 

Sempre sola

con la mia macchina,

 su quella maledetta autostrada.  

Quante volte

in quelle sale d’aspetto,

 ad attendere che mi chiamassero

perché era il mio turno,

mi sono guardata in giro e

con malinconia ho notato che ero l’unica

a essere sola,

a non essere accompagnata da nessuno!

 Grazie all’intervento di “dottoremio”,

 sono stata trattata

dai medici come una principessa,

 niente da dire,

ma sempre sola,

con una gran voglia di piangere.

 Quante volte guardandomi dall’esterno

mi sono fatta un pò pena!

Non mi commisero però!

Sono andata avanti,

 vado avanti;

dovevo farlo,

devo farlo.

 
 

LUI TORNA

 
LUI TORNA
 

 

Per noi malati di cancro è fondamentale

 sapere che c’è una persona cara

che si prende cura di te.

L’ammalato deve poter avere la possibilità

di sfogarsi e scegliere un bersaglio

che in genere è la persona che gli sta accanto...

  mentre dovevo ancora

ringraziare e sorridere

a medici e infermieri,

perchè erano gentili con me. 

 

Dopo un pò di tempo

Paolo si rifà vivo e…

naturalmente l’ho accolto

a braccia aperte.

Devo dire che è stato

un calvario anche questo,

 perchè ogni anno puntualmente

con l’arrivo dell’estate mi ha “mollato”,

dicendo che era colpa del mio carattere.

Poi altrettanto puntualmente

a fine estate tornava.

Tipo uccello migratore,

ma con le stagioni invertite.

Mi sono domandata tante volte a ottobre: 

 “Ma non ho lo stesso carattere

che ho a maggio?” 

 Eppure ogni volta l’ho riaccolto.

 

Grazie ad alcune amiche

che purtroppo abitano lontano,

 sono riuscita in quelle terribili estati,

 a fare una settimana di ferie

anche se trascorsa

sempre nella totale

disperazione dell’abbandono

 appena subito.

 Non erano ferie

era un fuggire

dalla brutta realtà che vivevo.

 
 
 

IL SIGNOR CANCRO NON E’ POI COSI’ BRUTTO:C'E' DI PEGGIO..

 

IL SIGNOR CANCRO

NON E’ POI COSI' BRUTTO...

C'E' DI PEGGIO!

Purtroppo non si deve combattere

"solo il male",

che è già molto:

“La malattia non è una tonsillite, è cancro”.

Tra un ciclo e l’altro

di infernale terapia, 

quando sembra che si sta meglio,

si cerca di tornare

alla vita “normale”. 

 Così torno a lavorare

ed è lì che ho l’ennesima pugnalata:

 ti considerano già morta! 

 

“Sono viva!!” vorrei urlare.

 Mentre mi sento dire,

 con tono fraterno

 e un braccio sulla spalla,

 da chi ti è “capo”

(racconto solo questo episodio tra i tanti):

“Ti capisco,

so che hai una vita breve davanti a te,

ma…l’azienda deve andare avanti”. 

Come vorrei essere forte, girarmi verso quell’essere

 (perché non è una persona!!!)

e dargli una ginocchiata

in mezzo alle gambe,

 da farlo piegare in due:

 oh se fossi quella di prima!!

 Invece, mi viene un nodo alla gola,

 che mi impedisce di parlare.

 Alzo la testa con gli occhi colmi di disperazione e lacrime e…

in quel preciso istante

mi rendo conto che

sono rovinata!!!

Si accorge della mia debolezza,

capisce che da lì in poi

potrà schiacciarmi

come una piccola formica,

potrà“farmi fuori”..

 

 

L’unica reazione che le forze fisiche mi permettono di avere,

è di prendere quella “mano di un Giuda”,

 così da spostare lo schifoso braccio

che ho sulle spalle,

andare in bagno nauseata e lavarmi.

 Lavarmi le mani

per eliminare i residui

di quel contatto avuto.

Ho paura di essere infettata

da tanta cattiveria ed egoismo.

 Cattiveria allo stato puro,

un odio che non credevo fino allora,

mi sarebbe stato riversato addosso.

Capisco che d'ora in poi

 non devo combattere

“solo” il cancro

ma anche il mobbing,

 quello più feroce, sfrenato,

implacabile, vergognoso.

 

Due soggetti terrificanti singolarmente,

 uniti formano quella che chiamo

 “un’associazione a delinquere” 

 come quei finti passeggeri,

su quegli aerei

dell'11 settembre

che in realtà erano degli assassini.

 

Non ne capisco subito il motivo:

“perché?” mi chiedo? 

Forse perché ogni giorno

gli ricordo chi sono io e chi  loro? 

 La risposta arriva da sola:

“sono un ricatto vivente per loro.

 Uno scomodo “memento mori”,

sono la cattiva coscienza che agita i sonni,

sono un ammonimento inquietante

per un’umanità convinta di aver conquistato l’immortalità,

mangiando crusca,

lavandosi i denti tre volte al giorno,

facendosi il check-up una volta l’anno,

infilandosi magari due prevesevativi…

Poi arrivo io,

mi incontrano nei corridoi,

mi vedono…

il loro cuore accelera

e anche la loro andatura aumenta,

 ma la mia immagine gli resta nel cervello,

 imprigionata come una vespa in un bicchiere capovolto:

“eppure sembra normale”

si dicono ma zzzz…zzzz…

”e se capitasse a me, cosa farei?”

…zzzz…zzzz…

"come si può vivere

con quella spada di Damocle sulla testa?"

…zzzz…zzzz…

"io non ci riuscirei mai"

…zzzz…zzzz…

Ecco la verità! 

 Meglio farle fuori certe figure scomode,

meglio non pensare,

 meglio far finta che certe cose non esistano

o capitino solo agli altri. 

“La nostra società rifiuta di considerare

come persone che vivono,

coloro i quali abbiano altre difficoltà permanenti”.

La cosa che mi chiedo è:

“perché mentre gli altri,

le persone normali contano i chili di troppo,

io devo contare i giorni  che mi restano da vivere?”.

Perché dolente o nolente, te lo chiedi!!!

 Magari non lo fai di giorno,

dato che riesci a tenere la mente occupata,

ma la notte no!!! (e non è la canzone di Arbore!)

La notte la mente va…va e pensa,

 tira fuori tutto quello che c’è nel cuore…la notte è terribile…

 

 

MOBBING A UNA MALATA ONCOLOGICA: VOGLIO ESSERE L’ULTIMA VITTIMA

 
 MOBBING
A UNA MALATA ONCOLOGICA:

VOGLIO ESSERE

              L’ULTIMA VITTIMA!             

 

Nessuno deve subire piu'

quello che ho vissuto!

NESSUNO!

 Ogni volta che sono tornata al lavoro

dopo una terapia,

ho scoperto che

“qualcosa di mio”

o di mia competenza,

“mi era stato tolto":

 

i giornali, il fax, la fotocopiatrice, il telefono,

la scrivania, la mail, il pc, ecc…  

 

In primavera

al rientro dall’ennesima terapia,

il mio nome in azienda era sparito.

Non esisto più

nemmeno nell'elenco telefonico dei dipendenti.

Sono già morta,

anche se sto scrivendo!!

Ogni volta che

sono andata a chiedere spiegazioni,

le risposte sono state vaghe:

“Ah si, ora rimettiamo a posto tutto...”

 (cosa mai successa, sig!)

e quando le spiegazioni

le ho chieste per iscritto: 

 non ho  ricevuto risposte.

TIPICO DEL MOBBING!!!! 

 D’altronde come si fa

a rispondere a una morta?

E’ questo che vorrei

non succedesse più a nessuno!

 Chi legge questo blog,

e pensa di potermi aiutare in questa battaglia,lo faccia!

Non lo chiedo per me

(quello che mi è successo

non si può cancellare),

ma per chi avrà la sfortuna

di incontrare il

"signor Cancro"

e...credetemi

può accadere a chiunque...

 Voglio essere l'Ultima Vittima!  

 

CERCO DI FARE VALERE I MIEI DIRITTI: COMBATTERE ANCHE PER GLI ALTRI

 

CERCO DI FAR VALERE I MIEI DIRITTI:

COMBATTERE ANCHE PER ALTRI

 

Del caso metto a conoscenza

sin dall’inizio chi di competenza

 con la speranza di creare un precedente.

Far si che vengano

 rispettati i diritti

dei malati oncologici.

compresi gli accordi internazionali come: 

“La carta di Parigi”,  

“La dichiarazione congiunta di Oslo”,

 firmati e sottoscritti.

Sono accordi importanti:

devono essere rispettati!!

Devono essere fatti rispettare!!

 Qualcuno mi aiuti a farli rispettare!! 

Sono disposta a far sì

che il mio caso

 diventi un precedente

che non si debba ripetere.

 Sono disposta a mettermi in pubblico,

fare nomi e cognomi,

a urlare al mondo

quanto ho vissuto.

Questo racconto

purtroppo,

può essere documentato.

 

 

IL 2006: UN ANNO DIVERSO, ANCHE SE NON SENZA SOFFERENZE

 

IL 2006:

UN ANNO DIVERSO,

ANCHE SE NON SENZA SOFFERENZE
 

 Ho bisogno di ridere,

scherzare, divertirmi:

anche un’ora, ma farlo!

 Forse perché sono nata in estate,

 forse perché sono meteoropatica,

non so,  ma per me l’estate

rappresenta sole, vita, mare…

 tutto quello che può servirmi

 per ricaricarmi e affrontare l’inverno 

 La terapia fatta in primavera

è andata bene,

 

 le metastasi sono scomparse. 

  

UN NUOVO AMICO..

 
 
 
 UN NUOVO AMICO
  

Al lavoro faccio amicizia con un collega,

Marco (nome di fantasia).

 Negli ultimi tempi per lui sono“l’alibi”

  Quando deve combinare qualche “furbata”

di nascosto dalla ragazza di turno,

 le dice che:

“deve andare a trovare la collega anziana,

malata, sola, quella che gli ha insegnato il lavoro”…

e naturalmente non c’è ragazza

che si opponga a tale “buonismo”. 

 Mi diverto,

mi chiama, sorellona,

 perché una sorellina più piccola l’ha veramente. 

 Ha 10 anni meno di me

e mi fanno divertire un mondo

 le sue marachelle, le sue confidenze,

 il chiedermi sempre consiglio, per questo o per quello

 In primavera, mentre sono ancora a casa

in convalescenza dall’ultima terapia,

un’ex collega mi dice che Marco

 esce con una nuova ragazza del posto.

Gli invio un sms,

 l’avviso di non usarmi come alibi questa volta,

perchè l’attuale fidanzata mi conosce.

Ringraziandomi (sempre scherzando)

 “per avergli salvato la vita”,

iniziamo a sentirci con frequenza e

la nostra amicizia diventa ancora più forte.

 Marco è già in crisi con lei,

cerco di incoraggiarlo ad avere pazienza

 perché è veramente una brava ragazza,

 forse proprio quella che fa per lui,

ma non sente ragioni.

Si è già stancato. 

E' divertente, spassoso,

afferma che:

 "vuole fare qualcosa per me".

Non vuole che passo questa estate 

 come le precedenti,

dice:

“vedrai che ti cavo di casa...” 

”non so ancora cosama farò qualcosa di grande per te”.

 Un giorno mi manda un sms

 per dirmi che ha una notizia bomba da darmi.

 Si tratta di un’offerta di lavoro che ha appena ricevuto:

 ed è già stato convocato per il colloquio. 

Gli dico di andare, accettare

che "è uno di quei  treni"

 che potrebbe passare solo una volta nella vita. 

Il fatto di dover andare a lavorare lontano,

lo aiuterebbe anche a lasciare la sua ex

senza farla soffrire troppo. 

 Lo sento titubante,

gli dico di chiedere consiglio anche alla sua famiglia,

 ma dice che sono l’unica persona 

a sapere la cosa,agli altri lo dirà dopo. 

Il giorno del colloquio,

mentre sta tornando a casa,mi telefona,

vuole vedermi. 

 Quando arriva mi abbraccia, mi bacia..

 Sono imbarazzata, infatti appena

vedo che si avvicina con le labbra

gli offro la guancia,

vedo che ci rimane male ma…

Chiedo di dirmi

com’è andata,

 cosa gli hanno detto,

quando inizierà? 

 “Ho rifiutato

–risponde-

sei troppo importante per me.

In questo momento,

il pensiero di non vederti tutti i giorni,

di saperti lontana mi è insopportabile”.

Meravigliata, incredula ma felice,

 nel sentirmi dire certe cose,

gli chiedo se è impazzito? 

 Dice di no, che non è impazzito,

anche dove gli hanno fatto l'offerta

sono rimasti sbalorditi del suo rifiuto

e gli hanno dato tempo

fino alla fine del mese

per pensarci ancora, 

per dare una risposta definitiva:

 il lavoro deve iniziare il 1° agosto.

Marco: “Se dovessi cambiare idea

e decidere di partire, tu parti con me”.

 

Sono in estasi,

 sto per compiere 44 anni e mi sento

come una ragazzina di 15!

Iniziamo a frequentarci,

stiamo nottate intere a parlare.

Il giorno prima della fine dei mondiali mi dice:

“io i mondiali li ho vinti oggi"

"domani ti prometto lo dirò in diretta"

"…non importa quale sia il risultato…"

"...tu sei la mia Coppa del Mondo..."

 

 

 L’ha fatto veramente!

 

 

 
 
October 22

ANCORA UN 11 SETTEMBRE

 

ANCORA UN 11 SETTEMBRE

Sul posto di lavoro

“la guerra” contro di me si intensifica.

 Visto che faccio di tutto per non avere l’aspetto della malata

 questo fa sì

che molti non credono che lo sia:

dovrei andare a lavorare con la mascherina,

il camice verde e la flebo in vena,

allora sì che sarei malata!!

 

Le metastasi non si vedono,

 altrimenti i medici le toglierebbero, quando ti operano!!

Eppure sono loro il vero pericolo!

 

Perché non capire questo?

Apparenza, solo apparenza,

è questo che conta e viene capito.

Bisogna andare oltre l'apparenza!!!

 

***

Parto per le ferie con una situazione lavorativa

torno dopo una settimana: 

 l’11 settembre,

 che tutto è cambiato.

 

A Marco

per “punirlo” che mi è amico

(tipico del mobbing!!!)

hanno tolto tutto

quello che era stato organizzato

per la nuova stagione,

a me...evito di raccontarlo.

 

Capisco che è:

l’inizio della fine della nostra amicizia.

 

Se vuole continuare a lavorare

deve eliminare me... 

 

Riesco grazie alla complicità

di molti amiciin giro per l’Italia,

a creare una protesta pubblica,

“dando voce”

a persone del posto che,

 non sanno inviare una mail o un sms.

 

Risultato:

riesce a riottenere parte del lavoro.

 

 

Sono esterrefatta, quando mi afferma che

“per me, non avrebbe

mai fatto una cosa del genere”!

 

 

Che cambiamento, in così poco tempo!

(la minaccia della perdita del lavoro

è andata a buon fine...ci sono riusciti..)

 

Capisco che è pentito di non aver

accettato l’offerta di lavoro che gli era stata fatta in estate.

 

So quanto è importante il lavoro per lui,

E’ “un cavallo di razza”,

farà strada, è giusto che la faccia,

è giovane, gli auguro

di arrivare in alto, molto in alto!! 

***

 La mia unica paura è sempre stata

quella che potesse finire la nostra amicizia.

Sa che avrei sofferto tanto

 a perderlo come amico.

 L’unica cosa che c’eravamo promessi:

 "Niente e nessuno rovinerà mai,

la nostra amicizia”

Non è stato così!

 

SE HAI IL CANCRO,

AMORE E AMICIZIA 

TI SONO VIETATE!!

***

Arriva il momento di prepararsi a

un altro ciclo di terapia.

Questa è più leggera,

 ma la preparazione è invasiva come sempre.

 Se il risultato sarà “ok”,

inizieranno i  “5 anni finestra”.

Se in questi 5 anni

di continui controlli, visite...

e terapie, non torna

“l’esattore delle tasse”,

 si può dire di avere vinto.

 

Ma...

prima ancora vorrei

anzi, voglio

vincere e annientare

quell’”associazione a delinquere”

quel terrorista assassino

che è il connubio:

 “mobbing-cancro”.

Vorrei veramente che le leggi esistenti,

fossero fatte rispettare.

Vorrei che a certe persone fosse impedito

 di far sentire morto un malato oncologico,

prima che lo sia veramente.

 Nessuno ha il diritto di annientare il prossimo,

specialmente se questo è già malato.

 Vorrei che il mobbing fosse e punito,

in maniera altrettanto violenta quanto lo e lui

e se chi lo esercita

lo fa nei confronti

di una persona che già deve combattere

il “signor cancro”

gli auguro di cuore di avere quello che si merita!

Forse voglio troppo?

E’ un’utopia?

 No cari amici che leggete,

 non è né l’uno né l’altro.

 E’ così semplice:

FAR RISPETTARE LEGGI E TRATTATI.

 

Grazie per avermi letto,

e…grazie se qualcuno potrà fare qualcosa in merito.

 

 

 
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