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Il mio Moleskine virtualeCANCRO E MOBBING: l'esperienza, la rabbia e la ribellione di chi li combatte. L' SOS di chi vuole essere l'ultima vittima
BENVENUTI CIAO SIREM
IL MO MOLESKINE
November 16 PERCHE' RACCONTO LA MIA ESPERIENZA
LA MUSICA CHE MI VA DI SENTIRE ORA...
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Quello che sta succedendo oggi a me, potrebbe succedere a te domani. Il mio desiderio è di: essere l'ultima vittima!! "La vittima che tace è complice dei suoi persecutori, il suo "silenzio" è il primo avvallo di ulteriori violenze". Spero che questo squarcio di vita possa essere d'aiuto a qualcuno.
Lotto perchè in futuro, nessuno possa permettersi di far sentire morta una persona prima ancora che lo sia. La mia speranza è che questo: “SOS” arrivi a qualcuno che abbia l'autorità di intervenire. In quel momento, nomi e persone diventeranno reali e i fatti documentati
Il mio appello è quello di aiutarmi a coinvolgere più persone possibile. Forse tu non hai potere o autorità per fare nulla, ma prova a inviarlo i tuoi amici: chissà che non arrivi alla persona giusta? A qualcuno che è in grado di fare qualcosa o che sia interessato a portare avanti questa lotta.
Non so per quanto tempo ancora sarò in grado di sostenerla da sola, ammesso che ci sarò!
Una cara amica e collega
anche lei vittima del mobbing,
non riuscendo più a resistere
alle "torture" inflitte al lavoro
da quelli che sono a tutti gli effetti i suoi assassini,
in preda ad una profonda disperazione,
ha deciso di lasciare questo marcio mondo.
Gli ASSASSINI
sono quelli che l'hanno uccisa dentro:
il sangue della sua morte atroce
ricadrà sulle loro teste,
dovranno renderne conto a Dio.
November 11 .Avevo lasciato questo spazio vuoto in attesa che il blog raggiungesse il suo scopo. Purtroppo questo non è avvenuto. La Cassazione ha espresso il suo parere (non per il mio caso, ma non fa differenza) dicendo che: IL MOBBING NON E' UN REATO PENALE, MA CIVILE. I processi civili possono durare decine e decine di anni, quindi tutto è stato inutile. Anzi quello che ho fatto: denunciare e urlare le ingiustizie non ha fatto altro che portarmi ancora più ingiustizie da subire. La situzione è andata solo peggiorando. Di positivo posso dire che ho ricevuto tanta solidarietà, ma tutta da persone che come me non possono fare nulla, non posso risolvere nulla. Ho avuto la speranza di poter essere d'aiuto a qualcuno. Speranza andata perduta. Mi dispiace, ho provato, ma sono stata un fallimento. Spero solo che nessuno abbia sperato, come me, in una qualsiasi vittoria, avrei deluso involontariamente anche lui/lei. Ho fatto e scritto questo blog con sincerità, mettendoci l'anima, questo lo posso dire con tranquillità. Ora...non so che dire, ora provo ancora a sopravvivere. La giustizia non c'è, è brutto ammetterlo, ma è così. La Cassazione non mi porterà via però tutti voi amici virtuali: questo no. Ancora l'ingiustizia, nella sua potenza non può fare questo. Sirem
November 08 IL MIO 11 SETTEMBRE
IL MIO 11 SETTEMBRE
Siamo nel 2002: tutti quel giorno ricordano l'attentato di New York dell'anno precedente. A me sembra di vivere l'attentato stesso. Penso a quei maledetti aerei, ai passeggeri che erano a bordo. Chissà chi era seduto accanto agli attentatori? Uno di loro forse era quel bel giovane, educato, con cui hanno scambiato qualche parola prima del decollo, non sospettando minimamente che in realtà fosse un mostro, un assassino integralista. No, non sono in volo, sto camminando per strada. E' una bella giornata settembrina, c'è un fresco vento di tramontana, il cielo è così azzurro che all'orizzonte si confonde con il mare. Incontro un signore distinto, non lo conosco. Mi ferma e si presenta: "Piacere signor Cancro" sento dire. Non riesco nemmeno a pronunciare il mio nome, la voce mi muore in gola. Un brivido gelido e paralizzate, mi percorre il corpo, cerco di ritrarre la mano da quella stretta vigorosa: non ci riesco. E' una stretta forte come una morsa d'acciaio. Non molla la mia mano, non la mollerà mai più. Tre giorni dopo, sarei dovuta tornare a fare quello che era "il mio lavoro". Un posto importante, l'apice della mia carriera. Non potevo più tornarci, non potevo più fare quel lavoro così bello, ma così impegnativo: AVEVO UN CANCRO.
November 07 IL DOVERE MI CHIAMA
IL DOVERE MI CHIAMA
Nel 1998 lascio “il mio lavoro” (allora credevo temporaneamente), per accudire mio padre gravemente malato. Sono figlia unica, mia madre operata tre volte di cancro non è in grado di farlo, tocca a me: è mio dovere. Vado così a vivere in un paesino di campagna, dove i miei genitori si erano trasferiti. Accetto anche di svolgere un nuovo lavoro, totalmente diverso dal precedente. "Conoscerò nuove persone, farò nuove amicizie", -dico a me stessa- cercando di vedere sempre il lato positivo in tutto. Invece l'ambiente di lavoro mi è ostile da subito: è un circolo chiuso, non accettano estranei.
L’INCONTRO L’INCONTRO
Il tempo passa, dal 1998 siamo nel 2001. Sono distrutta dopo anni senza riposare bene, nè vedere nessuno, tranne: casa, lavoro, ospedali, malati e persone tristi. Decido per distrarmi di iscrivermi ad una scuola di ballo. Lì la mia mente è concentrata nell'apprendere i nuovi passi di danza, sono contenta: ho trovato il rimedio giusto per svagarmi. Quelle due ore settimanali, col senno del poi, posso affermare che si sono rivelate la mia salvezza per evitare di cadere in un esaurimento nervoso. Nasce anche una simpatia con il ballerino a me assegnatomi. All'inizio essendo lui più giovane di nove anni, "non lo vedo" neanche. Lui invece inizia a corteggiarmi con insistenza, nonostante i miei impegni mi permettano di incontrarlo solo una volta la settimana: a scuola.
IL VERDETTO E LA SOPRAVVIVENZAIL VERDETTO E LA SOPRAVVIVENZA
Pochi giorni prima del Natale 2001, mio padre ci saluta per sempre.
Poco dopo avverto una
“strana stanchezza”,
qualcosa che non so descrivere bene.
Era il mio nuovo “coinquilino”.
“CANCRO” è il verdetto dei medici.
Appresa la notizia,
la prima cosa che penso,
con mia gran meraviglia e spavento
non è:“morirò” ma:
“è finita la mia storia con Paolo”
(nome di fantasia) il mio ballerino.
Nel frattempo avevamo avuto il modo di frequentarci,
ma non credevo fosse diventato così importante per me,
o forse non volevo crederlo per paura:
avevo già un divorzio alle spalle,
anche se senza figli.
DOVERI SEMPRE DOVERI: MA A ME CHI PENSA? DOVERI SEMPRE DOVERI:
MA A ME CHI PENSA?
questo dicono i medici ho appena compiuto 40 anni,
(secondo loro: sono giovane),
le cellule, quelle che sono come
“gli esattori delle tasse”,
si riproducono in fretta.
“Non posso” dico,
“devo pensare a mia madre”,
sono a 500 km di distanza da casa,
“come faccio a dire ad una persona malata
che dipende da me in tutto,
anche economicamente e,
che le è da poco morto il marito
che potrebbe perdere anche
l’unica figlia che ha?”
Mi metto in viaggio verso casa,
da sola
con quel verdetto pesante
che mi piega le spalle e le lacrime di rabbia
che non smettono mai di scendere
per tutto il viaggio.
SPERANZA, SOFFERENZA E…SOLITUDINE SPERANZA, SOFFERENZA E…SOLITUDINE
Il medico che mi segue vuole farmi sottoporre agli stessi esami, in un'altra città, dove c’è un centro specializzato per questo tipo di tumore.
Il guaio è che non sono in grado dopo aver ricevuto la notizia e aver fatto un lungo viaggio, di rimettermi in auto da sola, per raggiungere questo centro a centinaia di km, facendo andata-ritorno in giornata.
Chiedo a Paolo se può accompagnarmi.
Il Professore, finiti i nuovi controlli, conferma il verdetto e aggiunge l’urgenza dell’intervento: ogni giorno che passa il rischio per me è vitale.
ORGANIZZO LA “MIA ULTIMA SETTIMANA"
ORGANIZZO LA “MIA ULTIMA SETTIMANA”
Tornata a casa scrivo per una settimana intera: è pazzesco quante cose si hanno in sospeso, quando scopri che nell’arco di pochi giorni, potresti non esserci più.
Ci sono istruzioni su tutto da lasciare: dalla banca, al codice della cassaforte, da dove tieni certi oggetti, alle cose rinviate, quelle della serie: “la faccio poi tanto c’è tempo...”.
Cosa ancora più importante, quello che non hai detto alle persone care: "quanto gli vuoi bene...", "quanto sono importanti per te...", "quanto ti mancheranno...", "come sei stata bene quel giorno che…" ecc...
Sono una che non nasconde ciò che prova, lo dice sempre, perchè è bello dirlo, eppure in un momento così, ti rendi conto che non hai mai detto abbastanza.
Predispongo tutto, faccio testamento, scrivo ad amici e amiche, poi raccolgo tutte le buste contenenti le lettere, le metto in un “megabustone”, da consegnare al medico prima dell’intervento, con l'accordo di restituirmelo al mio risveglio, altrimenti di aprirlo e seguire le istruzioni.
Me l’ha restituito!!!
LA "FINTA VACANZA"“LA FINTA VACANZA”
A mia madre non dico la verità, ma solo che ho
un piccolo nodulo da togliere e
che ho deciso di farmi operare
nella città dove,
come famiglia siamo vissuti tanti anni.
Essendo ancora bel tempo lei,
se vuole può venire con me,
rivedere le sue amiche
e magari approfittare di prendere ancora
un po’ di sole nella riviera ligure.
Vorrei urlare,
piangere,
appoggiare la testa
su una spalla consolatrice,
invece
sorridente preparo le valige
davanti a mia madre,
come se stessi partendo per una vacanza.
I TRUCCHI PER NON SEMBRARE MALATAI TRUCCHI
PER NON SEMBRARE MALATA
Memore di come mia mamma, così bionda e chiara di pelle, era uscita ogni volta dalla sala operatoria (sembrava un cadavere), ho pensato di non farla assistere allo stesso spettacolo, di non farla stare male, vedendomi in quelle condizioni.
Così prima della partenza vado in un centro estetico e…vai con i solarium!!!, in modo da essere abbronzantissima e non avere poi, il pallore della malata.
Mi faccio fare il trucco semipermanente, così da essere sempre in ordine.
Infine sapendo che con la radioterapia, i capelli si diradano, ma non si perdono completamente, mi faccio applicare le extension per aumentarne il volume.
Dopo l’intervento, se non fosse per i drenaggi e gli “incerottamenti” vari, sembro appena tornata da una vacanza ai Caraibi!
Che voglia di urlare che ho! Come vorrei piangere! Che sollievo sarebbe avere una spalla su cui appoggiami e poter sfogare tutto quello che ho dentro! Non posso, tutto questo non esiste, per me: sorrido, un finto sorriso, come se mi avessero paralizzato i muscoli facciali, come quelle persone che si sottopongono al botox e hanno tutte la stessa espressione. LA NOTTE PRIMA DELLA "VACANZA"<
; LA NOTTE PRIMA DELLA “VACANZA”
L’ultima notte prima della partenza per l’intervento, dormo a casa di Paolo. La mattina gli lascio di nascosto una lettera: lo ringrazio per il periodo passato con me e gli dico che se non se la sente di affrontare questa brutta esperienza, basta non farsi più sentire.
Avrei capito, non lo avrei giudicato.
Lo avverto che se si fa sentire, questo ha un significato: equivale alla decisione di stare con me, di starmi vicino, condividere tutto.
Sono molto esplicita nell’avvertirlo che dopo, avrei avuto bisogno di certezze, perché non avrei avuto più nulla di certo, a cominciare dalla vita.
Paolo non solo si fa sentire, ma a mia insaputa e con la complicità di un’amica, si presenta in ospedale e sta con me tutta la notte finché, non mi dimettono.
IL GIORNO PIU BELLO DELLA MIA VITAIL GIORNO PIU’ BELLO DELLA MIA VITA
La sorpresa nel vederlo in ospedale mi fa sentire felice come non mai, quello che ho provato in quel momento
ha fatto sì che un giorno qualsiasi,
di un sabato qualsiasi,
di un anno qualsiasi,
diventasse
il giorno più bello della mia vita.
Non so com'era il tempo quel giorno, ma per me il cielo era azzurro il sole splendeva al massimo del suo fulgore. La notte il cielo era stellato e la luna… sì, la luna era piena, e sorrideva sorniona.
Ci guardava anche quando lui si è steso con me, in quel piccolo letto d’ospedale, dove io a gran fatica (piena di tubi e tubicini) ero riuscita a fargli un po’ di spazio.
un primo risultato UN PRIMO RISULTATO
“""Intervento clinicamente perfetto, reazione positiva, stato generale buono” , deve essere una frase di routine, la dicono quasi sempre i medici poi, succede di tutto.
A me aggiungono subito che dovrò sottopormi a dei cicli di radioterapia. “Saremo implacabili”, dicono, “dosi da elefante…ma vinceremo noi, stai tranquilla cara, vinceremo!”. Dosi da elefante? Implacabili? Grazie per la volontà di salvarmi, ma sapete cosa significa? Sapete cosa bisogna sopportare?
Perché ogni tanto cari medici, non vi stendete su questo letto e non fate i pazienti? Perché la “pazienza di un paziente, finisce!!" (mi scuso per la cacofonia). Tutto ha un limite e nel dolore, la soglia di quel limite arriva prima. TORNO A CASA, LA MIA CASA: EVVIVA!!!
A mia madre i medici stanno cercando di dire la verità, ma non è ancora pronta.
Non è possibile che mi veda durante la terapia.
Quattordici giorni dopo l’intervento, mi rimetto alla guida e torno a casa.
Lei seduta al mio fianco è abbastanza serena.
E’ un viaggio terribile! Sbaglio strada più volte, sono così tesa che arrivata a destinazione ho una crisi di nervi. Un vicino di casa deve staccarmi a forza le mani dal volante per farmi scendere dall'auto.
Per giorni ho febbre e incubi infestati da incidenti stradali.
L' INIZIO DEL CALVARIOL’INIZIO DEL CALVARIO
Passati 40 giorni dall’intervento, devo tornare in ospedale per la terapia.
Non so come fare a affrontare un viaggio di 500 km: sto male, sono gonfia, non tanto esternamente quanto internamente.
Gli organi interni, infatti, mi comprimono la cassa toracica, fatico anche a respirare.
In assenza di metabolismo cerebrale, sono rallentata nei movimenti e nei riflessi, come posso arrivare in ospedale?
Chiedo nuovamente a Paolo se può accompagnarmi, così un sabato di novembre parto per il primo ciclo di radioterapia. IL MESSAGGIO DEL MALEIL MESSAGGIO DEL MALE
I cicli di terapia si susseguono, ma le metastasi tornano sempre. Questo è “il messaggio del male che come un esattore delle tasse, è puntuale, lì pronto e presente a ripetere le sue pretese, dove i suoi pignoramenti colpiscono il corpo e l’anima…”.
Penso che è la fine.
A maggio decido così di non fare la preparazione per il ciclo successivo.
Non avei fatto la terapia: “se è l’ultima estate, la voglio vivere e trascorrere con Paolo, facendo finta che non sia successo nulla”.
Mi oppongo a tutte le pressioni dei medici, non sento ragioni, sollevo chiunque da qualsiasi responsabilità,
“quella sarà la mia, la nostra estate”.
CROLLA IL CASTELLO DI SABBIA..LA MIA VITA PER UN UOMO
CROLLA IL CASTELLO DI SABBIA
Vedo Paolo strano,
penso che anche lui non sia d’accordo
con la mia decisione
di saltare la terapia,
ma non è così.
Mi dice che da un po’ di tempo
si sente con la sua ex.
E’ cinque anni che non la vede,
dopo che si erano lasciati
e lei era tornata nel suo Paese
(è una ragazza dell’est).
Ha saputo che verrà in vacanza,
che ha deciso di incontrarla,
che non sa che effetto gli farà,
che non capisce perché sta pensando a lei.
Tanti “che”…
per dirmi che...
mi lasciava,
che non se la sentiva di stare con me,
di impegnare i suoi sentimenti
con una persona dal futuro incerto,
per poi soffrire
se mi fosse successo qualcosa,
che sarebbe stata una perdita di tempo,
che si vive una volta sola,
che…
il resto non lo ricordo.
Non so descrivere quello che ho provato,
non credo ci riuscirò mai:
avevo messo a repentaglio
la mia vita per lui.
Mi ero messa contro il volere di tutti
lui lo sapeva,
ma se ne andava,
dopo avermi illuso
che mi sarebbe stato vicino,
cosa nella quale, sbagliando,
mi ero adagiata.
Perché non farlo
quando ero pronta ad accettarlo?
Quando lo avevo messo in conto?
Quando glielo avevo chiesto
al momento dell’intervento?
LA MIA “VITA” O MEGLIO "IL MIO LASCIARMI VIVERE"“IL MIO LASCIARMI VIVERE”
Con due volte la morte dentro, inizio la preparazione per la terapia.
Da quel momento le visite, le terapie, i controlli, ecc... non si contano.
Sempre sola con la mia macchina, su quella maledetta autostrada. Quante volte in quelle sale d’aspetto, ad attendere che mi chiamassero perché era il mio turno, mi sono guardata in giro e con malinconia ho notato che ero l’unica a essere sola, a non essere accompagnata da nessuno! Grazie all’intervento di “dottoremio”, sono stata trattata dai medici come una principessa, niente da dire, ma sempre sola, con una gran voglia di piangere. Quante volte guardandomi dall’esterno mi sono fatta un pò pena! Non mi commisero però! Sono andata avanti, vado avanti; dovevo farlo, devo farlo. LUI TORNALUI TORNA
Per noi malati di cancro è fondamentale sapere che c’è una persona cara che si prende cura di te. L’ammalato deve poter avere la possibilità di sfogarsi e scegliere un bersaglio che in genere è la persona che gli sta accanto... mentre dovevo ancora ringraziare e sorridere a medici e infermieri, perchè erano gentili con me.
Dopo un pò di tempo Paolo si rifà vivo e… naturalmente l’ho accolto a braccia aperte. Devo dire che è stato un calvario anche questo, perchè ogni anno puntualmente con l’arrivo dell’estate mi ha “mollato”, dicendo che era colpa del mio carattere. Poi altrettanto puntualmente a fine estate tornava. Tipo uccello migratore, ma con le stagioni invertite. Mi sono domandata tante volte a ottobre: “Ma non ho lo stesso carattere che ho a maggio?” Eppure ogni volta l’ho riaccolto.
Grazie ad alcune amiche che purtroppo abitano lontano, sono riuscita in quelle terribili estati, a fare una settimana di ferie anche se trascorsa sempre nella totale disperazione dell’abbandono appena subito. Non erano ferie era un fuggire dalla brutta realtà che vivevo. IL SIGNOR CANCRO NON E’ POI COSI’ BRUTTO:C'E' DI PEGGIO..
IL SIGNOR CANCRO NON E’ POI COSI' BRUTTO... C'E' DI PEGGIO! Purtroppo non si deve combattere "solo il male", che è già molto: “La malattia non è una tonsillite, è cancro”. Tra un ciclo e l’altro di infernale terapia, quando sembra che si sta meglio, si cerca di tornare alla vita “normale”. Così torno a lavorare ed è lì che ho l’ennesima pugnalata: ti considerano già morta!
“Sono viva!!” vorrei urlare. Mentre mi sento dire, con tono fraterno e un braccio sulla spalla, da chi ti è “capo” (racconto solo questo episodio tra i tanti): “Ti capisco, so che hai una vita breve davanti a te, ma…l’azienda deve andare avanti”. Come vorrei essere forte, girarmi verso quell’essere (perché non è una persona!!!) e dargli una ginocchiata in mezzo alle gambe, da farlo piegare in due: oh se fossi quella di prima!! Invece, mi viene un nodo alla gola, che mi impedisce di parlare. Alzo la testa con gli occhi colmi di disperazione e lacrime e… in quel preciso istante mi rendo conto che sono rovinata!!! Si accorge della mia debolezza, capisce che da lì in poi potrà schiacciarmi come una piccola formica, potrà“farmi fuori”..
L’unica reazione che le forze fisiche mi permettono di avere, è di prendere quella “mano di un Giuda”, così da spostare lo schifoso braccio che ho sulle spalle, andare in bagno nauseata e lavarmi. Lavarmi le mani per eliminare i residui di quel contatto avuto. Ho paura di essere infettata da tanta cattiveria ed egoismo. Cattiveria allo stato puro, un odio che non credevo fino allora, mi sarebbe stato riversato addosso. Capisco che d'ora in poi non devo combattere “solo” il cancro ma anche il mobbing, quello più feroce, sfrenato, implacabile, vergognoso.
Due soggetti terrificanti singolarmente, uniti formano quella che chiamo “un’associazione a delinquere” come quei finti passeggeri, su quegli aerei dell'11 settembre che in realtà erano degli assassini.
Non ne capisco subito il motivo: “perché?” mi chiedo? Forse perché ogni giorno gli ricordo chi sono io e chi loro? La risposta arriva da sola: “sono un ricatto vivente per loro. Uno scomodo “memento mori”, sono la cattiva coscienza che agita i sonni, sono un ammonimento inquietante per un’umanità convinta di aver conquistato l’immortalità, mangiando crusca, lavandosi i denti tre volte al giorno, facendosi il check-up una volta l’anno, infilandosi magari due prevesevativi… Poi arrivo io, mi incontrano nei corridoi, mi vedono… il loro cuore accelera e anche la loro andatura aumenta, ma la mia immagine gli resta nel cervello, imprigionata come una vespa in un bicchiere capovolto: “eppure sembra normale” si dicono ma zzzz…zzzz… ”e se capitasse a me, cosa farei?” …zzzz…zzzz… "come si può vivere con quella spada di Damocle sulla testa?" …zzzz…zzzz… "io non ci riuscirei mai" …zzzz…zzzz… Ecco la verità! Meglio farle fuori certe figure scomode, meglio non pensare, meglio far finta che certe cose non esistano o capitino solo agli altri. “La nostra società rifiuta di considerare come persone che vivono, coloro i quali abbiano altre difficoltà permanenti”. La cosa che mi chiedo è: “perché mentre gli altri, le persone normali contano i chili di troppo, io devo contare i giorni che mi restano da vivere?”. Perché dolente o nolente, te lo chiedi!!! Magari non lo fai di giorno, dato che riesci a tenere la mente occupata, ma la notte no!!! (e non è la canzone di Arbore!) La notte la mente va…va e pensa, tira fuori tutto quello che c’è nel cuore…la notte è terribile…
MOBBING A UNA MALATA ONCOLOGICA: VOGLIO ESSERE L’ULTIMA VITTIMA MOBBING
A UNA MALATA ONCOLOGICA:
VOGLIO ESSERE L’ULTIMA VITTIMA! Nessuno deve subire piu' quello che ho vissuto! NESSUNO! Ogni volta che sono tornata al lavoro dopo una terapia, ho scoperto che “qualcosa di mio” o di mia competenza, “mi era stato tolto":
i giornali, il fax, la fotocopiatrice, il telefono, la scrivania, la mail, il pc, ecc…
In primavera al rientro dall’ennesima terapia, il mio nome in azienda era sparito. Non esisto più nemmeno nell'elenco telefonico dei dipendenti. Sono già morta, anche se sto scrivendo!! Ogni volta che sono andata a chiedere spiegazioni, le risposte sono state vaghe: “Ah si, ora rimettiamo a posto tutto...” (cosa mai successa, sig!) e quando le spiegazioni le ho chieste per iscritto: non ho ricevuto risposte. TIPICO DEL MOBBING!!!! D’altronde come si fa a rispondere a una morta? E’ questo che vorrei non succedesse più a nessuno! Chi legge questo blog, e pensa di potermi aiutare in questa battaglia,lo faccia! Non lo chiedo per me (quello che mi è successo non si può cancellare), ma per chi avrà la sfortuna di incontrare il "signor Cancro" e...credetemi può accadere a chiunque... Voglio essere l'Ultima Vittima!
CERCO DI FARE VALERE I MIEI DIRITTI: COMBATTERE ANCHE PER GLI ALTRI
CERCO DI FAR VALERE I MIEI DIRITTI: COMBATTERE ANCHE PER ALTRI
Del caso metto a conoscenza sin dall’inizio chi di competenza con la speranza di creare un precedente. Far si che vengano rispettati i diritti dei malati oncologici. compresi gli accordi internazionali come: “La carta di Parigi”, “La dichiarazione congiunta di Oslo”, firmati e sottoscritti. Sono accordi importanti: devono essere rispettati!! Devono essere fatti rispettare!! Qualcuno mi aiuti a farli rispettare!! Sono disposta a far sì che il mio caso diventi un precedente che non si debba ripetere. Sono disposta a mettermi in pubblico, fare nomi e cognomi, a urlare al mondo quanto ho vissuto. Questo racconto purtroppo, può essere documentato.
IL 2006: UN ANNO DIVERSO, ANCHE SE NON SENZA SOFFERENZE
IL 2006: UN ANNO DIVERSO, ANCHE SE NON SENZA SOFFERENZE Ho bisogno di ridere, scherzare, divertirmi: anche un’ora, ma farlo! Forse perché sono nata in estate, forse perché sono meteoropatica, non so, ma per me l’estate rappresenta sole, vita, mare… tutto quello che può servirmi per ricaricarmi e affrontare l’inverno La terapia fatta in primavera è andata bene,
le metastasi sono scomparse.
UN NUOVO AMICO.. UN NUOVO AMICO
Al lavoro faccio amicizia con un collega, Marco (nome di fantasia). Negli ultimi tempi per lui sono“l’alibi” Quando deve combinare qualche “furbata” di nascosto dalla ragazza di turno, le dice che: “deve andare a trovare la collega anziana, malata, sola, quella che gli ha insegnato il lavoro”… e naturalmente non c’è ragazza che si opponga a tale “buonismo”. Mi diverto, mi chiama, sorellona, perché una sorellina più piccola l’ha veramente. Ha 10 anni meno di me e mi fanno divertire un mondo le sue marachelle, le sue confidenze, il chiedermi sempre consiglio, per questo o per quello In primavera, mentre sono ancora a casa in convalescenza dall’ultima terapia, un’ex collega mi dice che Marco esce con una nuova ragazza del posto. Gli invio un sms, l’avviso di non usarmi come alibi questa volta, perchè l’attuale fidanzata mi conosce. Ringraziandomi (sempre scherzando) “per avergli salvato la vita”, iniziamo a sentirci con frequenza e la nostra amicizia diventa ancora più forte. Marco è già in crisi con lei, cerco di incoraggiarlo ad avere pazienza perché è veramente una brava ragazza, forse proprio quella che fa per lui, ma non sente ragioni. Si è già stancato. E' divertente, spassoso, afferma che: "vuole fare qualcosa per me". Non vuole che passo questa estate come le precedenti, dice: “vedrai che ti cavo di casa...” ”non so ancora cosama farò qualcosa di grande per te”. Un giorno mi manda un sms per dirmi che ha una notizia bomba da darmi. Si tratta di un’offerta di lavoro che ha appena ricevuto: ed è già stato convocato per il colloquio. Gli dico di andare, accettare che "è uno di quei treni" che potrebbe passare solo una volta nella vita. Il fatto di dover andare a lavorare lontano, lo aiuterebbe anche a lasciare la sua ex senza farla soffrire troppo. Lo sento titubante, gli dico di chiedere consiglio anche alla sua famiglia, ma dice che sono l’unica persona a sapere la cosa,agli altri lo dirà dopo. Il giorno del colloquio, mentre sta tornando a casa,mi telefona, vuole vedermi. Quando arriva mi abbraccia, mi bacia.. Sono imbarazzata, infatti appena vedo che si avvicina con le labbra gli offro la guancia, vedo che ci rimane male ma… Chiedo di dirmi com’è andata, cosa gli hanno detto, quando inizierà? “Ho rifiutato –risponde- sei troppo importante per me. In questo momento, il pensiero di non vederti tutti i giorni, di saperti lontana mi è insopportabile”. Meravigliata, incredula ma felice, nel sentirmi dire certe cose, gli chiedo se è impazzito? Dice di no, che non è impazzito, anche dove gli hanno fatto l'offerta sono rimasti sbalorditi del suo rifiuto e gli hanno dato tempo fino alla fine del mese per pensarci ancora, per dare una risposta definitiva: il lavoro deve iniziare il 1° agosto. Marco: “Se dovessi cambiare idea e decidere di partire, tu parti con me”.
Sono in estasi, sto per compiere 44 anni e mi sento come una ragazzina di 15! Iniziamo a frequentarci, stiamo nottate intere a parlare. Il giorno prima della fine dei mondiali mi dice: “io i mondiali li ho vinti oggi" "domani ti prometto lo dirò in diretta" "…non importa quale sia il risultato…" "...tu sei la mia Coppa del Mondo..."
L’ha fatto veramente!
October 22 ANCORA UN 11 SETTEMBRE
ANCORA UN 11 SETTEMBRE
Sul posto di lavoro “la guerra” contro di me si intensifica. Visto che faccio di tutto per non avere l’aspetto della malata questo fa sì che molti non credono che lo sia: dovrei andare a lavorare con la mascherina, il camice verde e la flebo in vena, allora sì che sarei malata!!
Le metastasi non si vedono, altrimenti i medici le toglierebbero, quando ti operano!! Eppure sono loro il vero pericolo!
Perché non capire questo? Apparenza, solo apparenza, è questo che conta e viene capito. Bisogna andare oltre l'apparenza!!!
*** Parto per le ferie con una situazione lavorativa torno dopo una settimana: l’11 settembre, che tutto è cambiato.
A Marco per “punirlo” che mi è amico (tipico del mobbing!!!) hanno tolto tutto quello che era stato organizzato per la nuova stagione, a me...evito di raccontarlo.
Capisco che è: l’inizio della fine della nostra amicizia.
Se vuole continuare a lavorare deve eliminare me...
Riesco grazie alla complicità di molti amiciin giro per l’Italia, a creare una protesta pubblica, “dando voce” a persone del posto che, non sanno inviare una mail o un sms.
Risultato: riesce a riottenere parte del lavoro.
Sono esterrefatta, quando mi afferma che “per me, non avrebbe mai fatto una cosa del genere”!
Che cambiamento, in così poco tempo! (la minaccia della perdita del lavoro è andata a buon fine...ci sono riusciti..)
Capisco che è pentito di non aver accettato l’offerta di lavoro che gli era stata fatta in estate.
So quanto è importante il lavoro per lui, E’ “un cavallo di razza”, farà strada, è giusto che la faccia, è giovane, gli auguro di arrivare in alto, molto in alto!! *** La mia unica paura è sempre stata quella che potesse finire la nostra amicizia. Sa che avrei sofferto tanto a perderlo come amico. L’unica cosa che c’eravamo promessi: "Niente e nessuno rovinerà mai, la nostra amicizia” Non è stato così!
SE HAI IL CANCRO, AMORE E AMICIZIA TI SONO VIETATE!! *** Arriva il momento di prepararsi a un altro ciclo di terapia. Questa è più leggera, ma la preparazione è invasiva come sempre. Se il risultato sarà “ok”, inizieranno i “5 anni finestra”. Se in questi 5 anni di continui controlli, visite... e terapie, non torna “l’esattore delle tasse”, si può dire di avere vinto.
Ma... prima ancora vorrei anzi, voglio vincere e annientare quell’”associazione a delinquere” quel terrorista assassino che è il connubio: “mobbing-cancro”. Vorrei veramente che le leggi esistenti, fossero fatte rispettare. Vorrei che a certe persone fosse impedito di far sentire morto un malato oncologico, prima che lo sia veramente. Nessuno ha il diritto di annientare il prossimo, specialmente se questo è già malato. Vorrei che il mobbing fosse e punito, in maniera altrettanto violenta quanto lo e lui e se chi lo esercita lo fa nei confronti di una persona che già deve combattere il “signor cancro” gli auguro di cuore di avere quello che si merita! Forse voglio troppo? E’ un’utopia? No cari amici che leggete, non è né l’uno né l’altro. E’ così semplice: FAR RISPETTARE LEGGI E TRATTATI.
Grazie per avermi letto, e…grazie se qualcuno potrà fare qualcosa in merito.
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