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Il mio Moleskine virtualeCANCRO E MOBBING: l'esperienza, la rabbia e la ribellione di chi li combatte. L' SOS di chi vuole essere l'ultima vittima
IL MO MOLESKINE
November 16 PERCHE' RACCONTO LA MIA ESPERIENZA
LA MUSICA CHE MI VA DI SENTIRE ORA...
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Quello che sta succedendo oggi a me, potrebbe succedere a te domani. Il mio desiderio è di: essere l'ultima vittima!! "La vittima che tace è complice dei suoi persecutori, il suo "silenzio" è il primo avvallo di ulteriori violenze". Spero che questo squarcio di vita possa essere d'aiuto a qualcuno.
Lotto perchè in futuro, nessuno possa permettersi di far sentire morta una persona prima ancora che lo sia. La mia speranza è che questo: “SOS” arrivi a qualcuno che abbia l'autorità di intervenire. In quel momento, nomi e persone diventeranno reali e i fatti documentati
Il mio appello è quello di aiutarmi a coinvolgere più persone possibile. Forse tu non hai potere o autorità per fare nulla, ma prova a inviarlo i tuoi amici: chissà che non arrivi alla persona giusta? A qualcuno che è in grado di fare qualcosa o che sia interessato a portare avanti questa lotta.
Non so per quanto tempo ancora sarò in grado di sostenerla da sola, ammesso che ci sarò!
Una cara amica e collega
anche lei vittima del mobbing,
non riuscendo più a resistere
alle "torture" inflitte al lavoro
da quelli che sono a tutti gli effetti i suoi assassini,
in preda ad una profonda disperazione,
ha deciso di lasciare questo marcio mondo.
Gli ASSASSINI
sono quelli che l'hanno uccisa dentro:
il sangue della sua morte atroce
ricadrà sulle loro teste,
dovranno renderne conto a Dio.
November 11 .Avevo lasciato questo spazio vuoto in attesa che il blog raggiungesse il suo scopo. Purtroppo questo non è avvenuto. La Cassazione ha espresso il suo parere (non per il mio caso, ma non fa differenza) dicendo che: IL MOBBING NON E' UN REATO PENALE, MA CIVILE. I processi civili possono durare decine e decine di anni, quindi tutto è stato inutile. Anzi quello che ho fatto: denunciare e urlare le ingiustizie non ha fatto altro che portarmi ancora più ingiustizie da subire. La situzione è andata solo peggiorando. Di positivo posso dire che ho ricevuto tanta solidarietà, ma tutta da persone che come me non possono fare nulla, non posso risolvere nulla. Ho avuto la speranza di poter essere d'aiuto a qualcuno. Speranza andata perduta. Mi dispiace, ho provato, ma sono stata un fallimento. Spero solo che nessuno abbia sperato, come me, in una qualsiasi vittoria, avrei deluso involontariamente anche lui/lei. Ho fatto e scritto questo blog con sincerità, mettendoci l'anima, questo lo posso dire con tranquillità. Ora...non so che dire, ora provo ancora a sopravvivere. La giustizia non c'è, è brutto ammetterlo, ma è così. La Cassazione non mi porterà via però tutti voi amici virtuali: questo no. Ancora l'ingiustizia, nella sua potenza non può fare questo. Sirem
November 08 IL MIO 11 SETTEMBRE
IL MIO 11 SETTEMBRE
Siamo nel 2002: tutti quel giorno ricordano l'attentato di New York dell'anno precedente. A me sembra di vivere l'attentato stesso. Penso a quei maledetti aerei, ai passeggeri che erano a bordo. Chissà chi era seduto accanto agli attentatori? Uno di loro forse era quel bel giovane, educato, con cui hanno scambiato qualche parola prima del decollo, non sospettando minimamente che in realtà fosse un mostro, un assassino integralista. No, non sono in volo, sto camminando per strada. E' una bella giornata settembrina, c'è un fresco vento di tramontana, il cielo è così azzurro che all'orizzonte si confonde con il mare. Incontro un signore distinto, non lo conosco. Mi ferma e si presenta: "Piacere signor Cancro" sento dire. Non riesco nemmeno a pronunciare il mio nome, la voce mi muore in gola. Un brivido gelido e paralizzate, mi percorre il corpo, cerco di ritrarre la mano da quella stretta vigorosa: non ci riesco. E' una stretta forte come una morsa d'acciaio. Non molla la mia mano, non la mollerà mai più. Tre giorni dopo, sarei dovuta tornare a fare quello che era "il mio lavoro". Un posto importante, l'apice della mia carriera. Non potevo più tornarci, non potevo più fare quel lavoro così bello, ma così impegnativo:
AVEVO UN CANCRO.
November 07 IL DOVERE MI CHIAMA
IL DOVERE MI CHIAMA
Nel 1998 lascio “il mio lavoro” (allora credevo temporaneamente), per accudire mio padre gravemente malato. Sono figlia unica, mia madre operata tre volte di cancro non è in grado di farlo, tocca a me: è mio dovere. Vado così a vivere in un paesino di campagna, dove i miei genitori si erano trasferiti. Accetto anche di svolgere un nuovo lavoro, totalmente diverso dal precedente. "Conoscerò nuove persone, farò nuove amicizie", -dico a me stessa- cercando di vedere sempre il lato positivo in tutto. Invece l'ambiente di lavoro mi è ostile da subito: è un circolo chiuso, non accettano estranei.
L’INCONTRO L’INCONTRO
Il tempo passa, dal 1998 siamo nel 2001. Sono distrutta dopo anni senza riposare bene, nè vedere nessuno, tranne: casa, lavoro, ospedali, malati e persone tristi. Decido per distrarmi di iscrivermi ad una scuola di ballo. Lì la mia mente è concentrata nell'apprendere i nuovi passi di danza, sono contenta: ho trovato il rimedio giusto per svagarmi. Quelle due ore settimanali, col senno del poi, posso affermare che si sono rivelate la mia salvezza per evitare di cadere in un esaurimento nervoso. Nasce anche una simpatia con il ballerino a me assegnatomi. All'inizio essendo lui più giovane di nove anni, "non lo vedo" neanche. Lui invece inizia a corteggiarmi con insistenza, nonostante i miei impegni mi permettano di incontrarlo solo una volta la settimana: a scuola.
IL VERDETTO E LA SOPRAVVIVENZAIL VERDETTO E LA SOPRAVVIVENZA
Pochi giorni prima del Natale 2001,
DOVERI SEMPRE DOVERI: MA A ME CHI PENSA? DOVERI SEMPRE DOVERI:
MA A ME CHI PENSA?
questo dicono i medici
ho appena compiuto 40 anni,
(secondo loro: sono giovane),
le cellule, quelle che sono come
“gli esattori delle tasse”,
si riproducono in fretta.
“Non posso” dico,
“devo pensare a mia madre”,
sono a 500 km di distanza da casa,
“come faccio a dire ad una persona malata
che dipende da me in tutto,
anche economicamente e,
che le è da poco morto il marito
che potrebbe perdere anche
l’unica figlia che ha?”
Mi metto in viaggio verso casa,
da sola
con quel verdetto pesante
che mi piega le spalle e le lacrime di rabbia
che non smettono mai di scendere
per tutto il viaggio.
SPERANZA, SOFFERENZA E…SOLITUDINE SPERANZA, SOFFERENZA E…SOLITUDINE
Il medico che mi segue vuole farmi sottoporre agli stessi esami, in un'altra città, dove c’è un centro specializzato per questo tipo di tumore.
Il guaio è che non sono in grado dopo aver ricevuto la notizia e aver fatto un lungo viaggio, di rimettermi in auto da sola, per raggiungere questo centro a centinaia di km, facendo andata-ritorno in giornata.
Chiedo a Paolo se può accompagnarmi.
Il Professore, finiti i nuovi controlli, conferma il verdetto e aggiunge l’urgenza dell’intervento: ogni giorno che passa il rischio per me è vitale.
ORGANIZZO LA “MIA ULTIMA SETTIMANA"
ORGANIZZO LA “MIA ULTIMA SETTIMANA”
Tornata a casa scrivo per una settimana intera: è pazzesco quante cose si hanno in sospeso, quando scopri che nell’arco di pochi giorni, potresti non esserci più.
Ci sono istruzioni su tutto da lasciare: dalla banca, al codice della cassaforte, da dove tieni certi oggetti, alle cose rinviate, quelle della serie: “la faccio poi tanto c’è tempo...”.
Cosa ancora più importante, quello che non hai detto alle persone care: "quanto gli vuoi bene...", "quanto sono importanti per te...", "quanto ti mancheranno...", "come sei stata bene quel giorno che…" ecc...
Sono una che non nasconde ciò che prova, lo dice sempre, perchè è bello dirlo, eppure in un momento così, ti rendi conto che non hai mai detto abbastanza.
Predispongo tutto, faccio testamento, scrivo ad amici e amiche, poi raccolgo tutte le buste contenenti le lettere, le metto in un “megabustone”, da consegnare al medico prima dell’intervento, con l'accordo di restituirmelo al mio risveglio, altrimenti di aprirlo e seguire le istruzioni.
Me l’ha restituito!!!
LA "FINTA VACANZA"“LA FINTA VACANZA”
A mia madre non dico la verità, ma solo che ho
un piccolo nodulo da togliere e
che ho deciso di farmi operare
nella città | ||||||||||